Flash news

Sono settimane che mi ripropongo di scrivere, ma ogni sera arrivo troppo stanca e con la testa svuotata, perciò rinuncio. Penserete, quindi, che stasera sia diverso, e invece no: gli occhi mi si chiudono, e non sono nemmeno le undici. Sono proprio ggggiovane, sì.

Però vorrei fare un aggiornamento flash, per quanto mi è possibile.

Siamo ormai davvero agli sgoccioli. Questa è la mia ultima settimana da stagista. In queste ultime due settimane ho avuto modo di parlare con i miei responsabili, per parlare del “futuro”. Loro sono intenzionati a tenermi, ed io, in fin dei conti, sono intenzionata a restare nomatterwhat. In primis perché è sempre meglio avere il sederino parato anche nel caso in cui decidessi di cercarmi un altro lavoro (di questi tempi poi!). E poi perché voglio ancora vedere dove mi porterà questo percorso. In fondo, ho appena compiuto 24 anni (ebbene sì, il 10 marzo è stato il mio compleanno), ho una laurea ed un -quasi- contratto, in Italia, senza raccomandazioni. Insomma, posso ritenermi abbastanza soddisfatta. Il punto ovviamente è che ancora non so quale tipo di contratto vogliano propormi e a quale paga (anche se ovviamente un’idea me la sono fatta parlando con i boss, ed è un idea piuttosto misera, ahimé). Conoscendoli ormai, probabilmente mi ritroverò a firmare il 31 stesso.

Però. Quasi non ci credo di aver resistito 6 mesi. Evidentemente ci ho creduto davvero, come ci credo tuttora. Forse, proprio aver portato a termine questa odissea mi ha fatto sentire abbastanza forte da pensare di continuare, a prescindere da tutto. Beh da tutto tutto, staremo a vedere: ho intenzione di negoziare il più possibile la mia condizione, a partire dagli orari. Poiché da quando, in fase di discussione, mi è stato detto: “nessuno ti costringe a rimanere dopo le 17.30”, sto seriamente impegnandomi ad uscire più o meno verso l’ora giusta. Oggi è il terzo giorno di fila che ci riesco, incredibile!

Insomma, questo è quanto riesco a raccontarvi stasera. Spero di tornare a scrivere con una capacità narrativa lievemente migliore la prossima volta! Ora vado a ricaricare le batterie. Bonne soirée.

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Mindblown

Ed infine, ce l’abbiamo fatta a finire all’ospedale per emicrania con aura e afasia! Grandioso. Come vedrete dall’orario, è mattina di mercoledì, ed io sono sotto le coperte con il portatile sulla pancia. Penserete che non c’è niente di meglio, invece sono attanagliata dai sensi di colpa per non essere a lavoro. Questa domenica, poco prima di ripartire per rientrare a Roma (come sempre), ho avuto questo attacco di emicrania con annessa perdita della capacità di articolare le parole e conseguente attacco di panico (ovviamente). Vedete, lo stress fa brutti scherzi! In compenso a lavoro mi hanno detto di prendermi tutta la settimana per riprendermi. In realtà sto abbastanza bene ormai. Ma approfitterò di questi giorni liberi per fare alcune visite di accertamento, anche se sono sicura che ciò che è successo sia stato causato dal semplice stress di questi mesi. I miei colleghi, poveri compagni di sventura, mi tengono aggiornata sul lavoro. Mi dispiace così tanto addossargli anche il mio peso!, ma non posso farci niente. Sarei anche in grado di rientrare al lavoro, ma ho una seria paura di vedere la mia testa in frantumi dopo il primo squillo di telefono.

Sto vivendo l’ultima settimana da ventitreenne: lunedì, giorno in cui appunto rientrerò, sarà anche il mio compleanno (evviva.). A volte mi chiedo quanti miei coetanei conducano la mia stessa vita per scelta (e non per necessità). Siamo pochi, lo so, e questo dovrebbe farci sentire un po’ meglio (un po’ migliori?), perché sappiamo di stare lottando per il nostro futuro. Oppure, a volte penso, gli altri hanno capito molto più di me, ed ora passano i vent’anni a divertirsi per pensare a quello a cui sto pensando io ma con molta più calma e sapendo di non essersi persi niente in nome del “dovere”? Chissà. Spero di non pentirmi di queste mie scelte un giorno. Beh, forse mi sentirei molto meno dubbiosa se vivessimo in un paese in cui il duro lavoro viene effettivamente premiato…

In ogni caso, ragazzi, ormai siamo quasi agli sgoccioli, mi restano tre settimane di stage e poi saprò di che morte devo morire. Nessuno ancora ha mai pensato di dirmi che cosa intendono fare con me. Cercherò di sollevare l’argomento la prossima settimana. Personalmente, io ho deciso che, sempre se dovessero decidere di tenermi, resterò solo se mi piacerà ciò che trovo. Altrimenti, prendo baracche e burattini e torno a studiare seriamente, mi prendo quest altra laurea, e ricomincio con tutte le carte in regola e nessun conto in sospeso. Molto probabilmente continuerò a fare qualche lavoretto, perché ferma non ci so stare, ma non mi distoglierò più da questo obiettivo che è la laurea magistrale. Se invece, beh, dovessero propormi un contratto ed una paga semidecente, probabilmente resterò (sperando che non mi facciano schizzare la testa del tutto), ma cercherò di trattare sull’orario, del tipo che se devo continuare ad aprire alle 8, che almeno il mio orario di uscita (le 17.30) sia ben preciso, perché ciò mi consentirebbe di continuare a studiare, più a rilento ma lo posso fare (non come ora che quando torno a casa ho appena il tempo di cenare prima di svenire sul letto). Ecco, questo è il mio piano. In ogni caso, non uscirò perdente. O almeno spero di non sentirmi tale…

Diritti di stagista

Febbraio è finito. Manca un mese alla fine della mia odissea. Sono qui, allo stremo delle forze, 11 ore e mezza di lavoro sulle spalle, dovrei già essere a letto nella speranza di racimolare un po’ di energie per domani, che fortunatamente è venerdì. Come al solito, le ultime due sono state delle settimane massacranti. Le responsabilità aumentano, così come lo stress, il tutto inversamente proporzionale all’entusiasmo ed alla soddisfazione. Se solo ci si rendesse veramente conto di cosa significa essere stagista in Italia, di cosa le nostre leggi permettono di fare in ambito lavorativo. Oggi volevo sottoporre alla vostra attenzione un’interessante Carta dei Diritti dello Stagista, chissà che magari non possa servire a qualcuno come difesa dei propri diritti di giovane lavoratore alle prese con queste aziende che fanno di questa opportunità formativa uno strumento per potersi accaparrare personale a costo quasi zero, con la scusa di “introdurlo al mondo lavorativo”, sfruttando invece fino all’osso e umiliando, degradando i giovani di buona volontà e capacità. E credetemi, poche cose sono avvilenti come essere da quest’altro lato.

1) Gli stagisti devono essere giovani e non devono avere significative esperienze lavorative precedenti. A questo proposito deve essere incentivato lo svolgimento di stage da parte di persone che stiano ancora compiendo un percorso di studi: almeno il 30% degli stagisti accolti dalle aziende deve essere scelto tra gli studenti universitari.

2) Gli stagisti devono essere pochi, perché a ciascuno possa essere assicurata un’adeguata attenzione dal punto di vista formativo e, almeno nel caso di stage in strutture private, una concreta possibilità di assunzione al termine dello stage. Per questo, salvo casi eccezionali, il numero di stagisti ospitati annualmente non deve essere superiore al 10% dell’organico aziendale assunto a tempo indeterminato. Nel caso di aziende con un numero di dipendenti compreso tra 10 e 19, annualmente un massimo di due stagisti. Nel caso di aziende con meno di dieci dipendenti, annualmente un solo stagista.
Il conteggio comprende tutti i tipi di stage: curriculari, extracurriculari, volontari, promossi da enti pubblici, legati a master o altri corsi di formazione, etc.

3) Gli stagisti non devono essere utilizzati per rimpiazzare personale in malattia, maternità o ferie

4) L’esperienza dello stage deve essere concretamente formativa per i giovani, e in particolare:

  • a ogni stagista deve essere assegnato un tutor che lo possa seguire con continuità;
  • il progetto formativo deve essere formulato in maniera accurata e deve rispettare la formazione e, ove esistenti, le esperienze pregresse dello stagista;
  • ogni stagista deve poter disporre di una postazione (scrivania, computer)
  • ogni stagista deve, per quanto possibile, avere accesso a riunioni, briefing e altri momenti di discussione e decisione

5) Lo stagista deve poter avere, almeno nel caso di stage svolti in strutture private,  una concreta possibilità di assunzione dopo lo stage: almeno il 30% degli stagisti ospitati annualmente.
Per assunzione si intende un contratto a tempo indeterminato, o a tempo determinato, o di apprendistato, o a progetto, di durata pari ad almeno 12 mesi.

6) Gli stagisti devono percepire un rimborso spese adeguato a coprire le spese vive (alloggio, vitto, trasporti) e commisurato all’età, alla scolarità,  alle competenze pregresse e all’apporto fornito all’ospitante.
Tale rimborso spese può essere quantificato come segue: almeno 250 euro netti mensili per diplomati e studenti universitari; almeno 500 euro netti mensili per laureati; per chi ha diploma di master Mba o di secondo livello, una cifra superiore a discrezione di ciascuna azienda ospitante.
Gli stage gratuiti devono essere limitati ai progetti di alternanza scuola-lavoro dedicati agli studenti delle scuole secondarie.

7) Lo stage deve avere una durata adeguata al progetto formativo e sopratutto alle mansioni che lo stagista è chiamato ad apprendere. Tale durata può essere quantificata in un massimo di sei mesi, salvo casi eccezionali in cui il rimborso spese e la possibilità di essere assunti al termine dello stage siano particolarmente alti.

8) L’utilizzo dello strumento della proroga deve essere evitato. Tale strumento va utilizzato solamente in circostanze eccezionali: in quei casi in cui l’intenzione di fare un contratto allo stagista è certa ma per problemi contingenti (temporaneo blocco delle assunzioni, crisi aziendale, ragioni tecniche, organizzative e produttive, altre analoghe esigenze imprenditoriali di carattere straordinario) non è possibile procedere immediatamente all’assunzione. In ogni caso la durata dello stage, compresa l’eventuale proroga, non deve mai eccedere i dodici mesi.

9) Lo stage non deve essere considerato l’unico strumento per realizzare una formazione: va incentivato l’utilizzo dei contratti di apprendistato.

Fonte.

And you tell yourself just to hold on

Oggi sono uscita alle 17.35. Credo non sia mai successo. Solitamente a quest’ora sono ancora a lavoro, perciò rintengo di avere un briciolo di forze per aggiornare un po’ questo blog. Dopo il mio ultimo post-barra-gufata, mi sono beccata un’influenza epocale, di cui mi porto ancora gli strascichi di una gradevole tosse. Quindi sono stata un paio di giorni a casa + il weekend, fantastico. In più ho ricominciato lunedì scorso che non è che fossi completamente guarita, ma si sa com’è. E’ stata quindi, giustamente, un’altra settimana infernale, ormai passo i giorni a chiedermi: ma chi me lo fa fare?! Ho passato quest’ultimo fine settimana senza voce, con le corde vocali lesionate per lo sforzo di parlare al telefono dodici ore al giorno ininterrottamente (e se la prendono pure se a volte risponde qualcun altro che non sia io).

Oggi in ufficio c’è stato un consulente di preparazione del personale per far sì che l’azienda superi l’ispezione per il mantenimento dello standard ISO. Naturalmente, mi ha fatto perdere un sacco di tempo (e capelli). Ha cominciato a mettere in dubbio diverse procedure del mio lato e a farmi domande che mi hanno messo non poco in difficoltà, per una semplicissima ragione: nessuno, mai, mi ha fornito una formazione precisa sul mio lavoro. Altro che stage formativo. Quindi in sostanza ora devo stravolgere le mie procedure perché nessuno prima d’oggi si era mai preso il disturbo di illustrarmi quelle standard. Tant’è, non ho nient’altro da fare, aggiungiamo pure il controllo qualità. La prossima settimana ci sarà questa valutazione dell’ISO, e ancora nessuno mi ha detto cosa succederà o cosa devo fare, oh beh.

Passo le giornate a correre, a fare, realizzare, risolvere. Eppure in questo posto la gente mi interpella solo per chiedermi favori o caffè.

In tutto ciò non ho i soldi per la benzina e la palestra mi ha contattato per dirmi che non è stato possibile fare l’addebito per questo mese. Tutti in coro: ma chi te lo fa fare!

We can WORK it out ?

Vi siete preoccupati per me? Credo di no. Tuttavia, se ve lo state chiedendo, non ho più avuto tempo, letteralmente, per scrivere. O, quantomeno, mi mancavano le energie per farlo. E’ la terza settimana che faccio le 8-20, tutti i giorni. Non so nemmeno il perché, so solo che si lavora ad oltranza ormai: sai quando entri, ma non quando esci. E per quanto si facciano i salti mortali per esaudire le richieste di chiunque, manco fossi il genio della lampada, non basta mai. Nessun riconoscimento, neppure minimo. Nessuna conferma, ancora, per il futuro. Niente di niente, solo un compito dopo l’altro, senza sosta, senza soddisfazione. Sto diventando come le mura dell’ufficio, tutti si appoggiano a me, per qualsiasi cosa. Il fidanzato mi dice, è perché sei brava, e vogliono vedere dove arrivi. Ma qui si rischia la salute (a proposito, sono stati malati tutti, perché i miei anticorpi non falliscono quando devono? Così, giusto per avere qualche giorno di tregua, eh). Non so cosa pensare. A volte sento forte l’impulso di buttare tutto all’aria, dire a quegli sbruffoni dei miei superiori che stanno dicendo un sacco di stronzate, andarmene e tornare alla tranquilla vita da studentessa. Mi manca studiare. Ho saltato un esame, ieri. Ma non avrei mai e poi mai potuto riuscire a sostenerlo. So che devo resistere, che mancano due mesi alla fine dello stage, e che già sarà una vittoria averlo portato a termine indipendentemente dal risultato (fa sempre un gran bel curriculum). Mi aiuta il fatto di essere una persona molto paziente, ma mi ostacola quello invece di tollerare poco le autorità e qualsiasi forma, in generale, di sottomissione, cosa che invece sei costretto a subire, in quanto stagista. Perché in fondo, è una sfida. Quando accetti di diventare uno stagista, sai già che dovrai “abbozzare”, come si dice a Roma, cioè fare buon viso a cattivo gioco, perché in fondo è quello il tuo compito: farti strizzare come un limone e far vedere che qualcosa di buono da offrire ce l’hai, dopotutto. Sempre che qualcosa ti rimanga, tra i lividi. L’autostima che può avere un ragazzo fresco di studi, magari uno appena laureato che crede di essere il padrone del mondo, tutto va a farsi benedire quando ti trovi ad essere l’ultima ruota del carro. E’ per farti le ossa, ti dicono. Quindi te le rompono, e devi riaggiustartele in fretta, che altrimenti ti sono già passati sopra. E’ una giungla, nelle aziende private come in quelle pubbliche. E io detesto tutto questo, perché per dare il meglio al lavoro devi sacrificare necessariamente qualcosa. Anzi, molte cose, specialmente quelle che prima davi per scontate. A me manca tanto leggere, ma quando arrivi a casa che già ti si chiudono gli occhi, è difficile. Mi manca uscire, chiacchierare, light-headed. Mi manca stare a casa a giocare con pc o videogiochi, come facevo prima. Fortunatamente con l’iscrizione auto forzata in palestra, riesco a staccare un po’, per qualche ora. Oggi volevo andare, ma ho staccato alle 20 e non mi sentivo in forze, ho dovuto saltare. Quando sento altri, esterni al lavoro, parlare delle varie incombenze quotidiane, provo una sincera invidia nei loro confronti. In questo momento invidio anche chi riesce a farsi una doccia, perché io non ce la faccio. Sono a letto in questo momento, oggi ho avuto un paio d’ore libere tutte per me, se ci penso. Mi sento demoralizzata, demotivata. Che post del cazzo ho scritto. Vado a dormire.

Si salvi chi può!

Volevo farmi i complimenti per la mia costanza coi blog. Sì sì, proprio brava. Dall’ultimo post è passato un anno (che simpatica e poco scontata sono). Ho passato un piacevole capodanno sulla neve con la dolce metà, e almeno con lui posso dire che le cose vanno a gonfie vele. Vorrei soltanto che vivesse nella mia stessa città, senza dovermi macinare 300km in solitaria tra sabato e domenica ogni volta, ma beh, speriamo che prima o poi ciò avvenga, sarebbe veramente il compimento di un sogno (e la realizzazione di una vita più semplice e spensierata).

Naturalmente sono rientrata al lavoro il 2, con l’ufficio semi deserto e nessuno al di fuori che risponde, quindi tutto sommato è stata una settimana abbastanza tranquilla (tranne per il fatto che non essendoci nessuno, è toccato fare a me il lavoro di altri, ma vabbè). C’è stato il weekend lungo della befana per riprendere un attimo fiato e… via! Stavolta il mondo riparte insieme a noi, causando un carico di stress e lavoro per la sottoscritta non indifferente. Aggiungiamo pure il fatto che la mia azienda si è appena allargata, e punta ad allargarsi ancora nel prossimo futuro, e ciò equivale ad ALTRO lavoro per me. Con l’anno nuovo ha iniziato anche la nuova stagista, ha 35 anni, chissà come se la sta passando lei. Pranza insieme a me, mi sembra OK. Quello che so finora è che lo scettro di stagista-sfruttata-e-calpestata è rimasto a me, non sono stata spodestata. Olè. Ho dovuto in questi giorni anche farle un po’’ di “formazione”, il che è piuttosto ironico a mio avviso, ma beh, mi hanno detto di farlo, ed io eseguo. Il tutto è condito da una nuova avversione da parte dell’assistente del capo nei miei confronti, si è inacidita “una cifra”, come si dice a Roma, chissà cosa vuole da me. Probabilmente sfoga il suo stress-da-superiore sulla stagista di cui sopra, come è giusto che sia, fatto sta che molte delle mansioni di cui si occupava lei all’improvviso sono state lasciate a me (senza spiegazioni sul come eseguirle), e ora ogni cosa che va storta in ufficio sembra sia colpa mia (l’altro giorno ho temuto che passasse alle mani perché l’elettricista che avevo chiamato non era stato in grado di riparare il citofono fuori uso, LOL). Veramente esilarante. Naturalmente io cerco di far finta di niente, aspettando il giorno in cui mi verrà data un po’ di dignità allegata ad un contratto degno di essere chiamato tale. Voglio iniziare a fare il count down fino al 31 marzo, data in cui finiscono gli ultimi tre mesi del mio stage. Segnerò sul muro le stanghette dei giorni passati, come in carcere (o piuttosto, come nei film sulle carceri).

Ora sto tipo in paranoia, domani è lunedì, il capo rientra dal Brazil e credo, anzi, sono sicura, che sfogherà il suo malcontento su noialtri: mi sto letteralmente cagando sotto. Anche se queste settimane ho lavorato tanto, e modestamente, anche bene, a mio avviso. Ma si sa, quando sei uno stagista, lavorare bene non serve a salvarti

Holidays!

Calzettoni natalizi a lavoro!

Ciao a tutti! State trascorrendo delle buone feste? Io ho impiegato gli ultimi giorni praticamente recuperando il sonno perduto. In altre parole, ho poltrito bellamente. Il 24 mattina ho lavorato, e oltre a me c’erano praticamente solo i capi, quindi è stata una mattinata decisamente impegnativa e solitaria (ma ho avuto il tempo di scattare la foto qui a fianco). Perlomeno, dopo un mini brindisi con panettone insieme alle varie figure autoritarie dell’azienda -in cui rappresentavo l’unica stagista o cosa?-, sono riuscita a scappare per le 14. E da lì, grazie al cielo, ho passato un bellissimo 24 dicembre in famiglia, ed anche un buon Natale in città: è venuto il mio fidanzato ed abbiamo soggiornato in un hotel super lussuoso che avevo scovato su internet in offertona, peccato che il 26 poi abbiamo dovuto salutarci di nuovo. Poco male, in fondo ci rivediamo il 30, giorno in cui partiremo per Sulmona per trascorrere due notti fuori città incluso il capodanno. Infatti, il 31 mi hanno dato la giornata (o meglio, la mezza giornata in cui l’ufficio sarà aperto) libera, visto che mi sono fatta il 24. Non male! Temo fortemente il momento in cui finiranno tutte queste feste, perché significherà solo una cosa: lavoro non-stop senza ferie o straordinari da recuperare, almeno fino a che avrò un contratto, ammesso che me ne faranno uno. A proposito, questo lunedì si rinnova per altri tre mesi lo stage, il che significa: siamo a metà strada! Ce la posso fare… giusto?

Nel frattempo, oggi, mi sono prenotata ad un esame universitario per l 27 gennaio, anche se non ho ancora aperto libro, e non so se ci riuscirò mai. Beh, almeno il primo passo l’ho fatto. In realtà non so ancora se il mio piano di studi sia stato approvato, visto che bisognava andare necessariamente di persona per consegnarlo e io ho dovuto fare tutto tramite mail. Quindi, effettivamente, non so ancora se sono abilitata a fare esami in questa sessione. Eh sì… l’università italiana non è certo rinomata per venire incontro agli studenti lavoratori, anzi, fa di tutto per ostacolarli.

Beh, per il momento non voglio pensare troppo a tutte le varie incombenze: voglio passare in totale relax queste vacanze. Auguro anche a voi altrettanto.